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LA MUSICA… ALL’IMPROVVISO!

La funzione formativa, nella didattica musicale, dell’improvvisazione intesa come espressione immediata e spontanea del pensiero musicale.

di Pietro Diambrini 

Quando parliamo di didattica musicale si apre a noi un orizzonte di cui è molto difficile tracciare i confini.

Una benefica contaminazione sonora avviene dai primi attimi di vita in poi; per ogni bambino l’influenza dell’ambiente sonoro è già determinante per un imprinting linguistico culturale del suono, tale imprinting sarà poi il terreno fertile sul quale si svilupperà il curricolo scolastico musicale dal nido alla scuola dell’infanzia, dalla primaria sino alla secondaria di primo e secondo grado fino poi alle vette più alte della specializzazione professionale.

In questo orizzonte curricolare, tentiamo di avanzare una riflessione intorno alla funzione formativa dell’improvvisazione nell’ambito della didattica musicale; per fare ciò, diremo subito che, da questo punto di vista, il nostro interesse sarà prevalentemente orientato sul “processo” piuttosto che sul “prodotto”. Vale a dire che metteremo in evidenza l’importanza del processo produttivo/creativo/inventivo della musica come irrinunciabile occasione di crescita e sviluppo di abilità cognitive e competenze linguistiche indispensabili alla fruizione e produzione musicale piuttosto che concentrare l’attenzione sul livello inventivo creativo raggiunto dal prodotto finale.

Vedremo come la dimensione formativa dell’improvvisazione non è una sterile diatriba da accademia, ma un tangibile auspicio inserito nelle indicazioni nazionali per il curricolo della scuola dell’infanzia e del primo ciclo d’istruzione. Tale contesto rappresenta non solo un’interessante posizione pedagogica, ma una precisa indicazione normativa che tutti gli operatori della formazione sono tenuti ad osservare. Cercheremo poi di chiarire quali condotte si celano dietro i termini di improvvisazione, creatività e composizione evidenziando il forte legame che esiste fra di loro. Infine l’accento sarà posto sulle ragioni che motivano l’adozione massiccia e constante dell’improvvisazione nella didattica musicale. Vedremo come sia importante adottare l’improvvisazione per fortificare gli apprendimenti linguistici e permettere a tutti di esprimere con gioia e facilità il proprio pensiero musicale.

Improvvisazione musicale e curricolo

Le indicazioni nazionali per il curricolo della scuola dell’infanzia e del primo ciclo d’istruzione (edizione del 2012) tracciano il solco dell’improvvisazione musicale fin scuola dell’infanzia quando, nel campo di esperienza specifico denominato “Immagini, suoni, colori” si mettono già in gioco immaginazione e creatività come importanti stimoli espressivi; stimoli non fini a se stessi ma propulsivi per il contagio con altri apprendimenti: “I bambini esprimono pensieri ed emozioni con immaginazione e creatività: l’arte orienta questa propensione, educando al piacere del bello e al sentire estetico. L’esplorazione dei materiali a disposizione consente di vivere le prime esperienze artistiche, che sono in grado di stimolare la creatività e contagiare altri apprendimenti”.

Sempre per quello che riguarda le indicazioni per il curricolo del 2012, l’improvvisazione come composizione istantanea è il concetto che emerge nella sezione “Musica” della scuola del primo ciclo. È esplicito il riferimento alla produzione creativa come componente per lo sviluppo della musicalità (1) che è in ciascuno di noi; sono altrettanto evidenti le finalità generali della fruizione e produzione sonora rivolte allo sviluppo globale della persona: “Il canto, la pratica degli strumenti musicali, la produzione creativa, l’ascolto, la comprensione e la riflessione critica favoriscono lo sviluppo della musicalità che è in ciascuno; promuovono l’integrazione delle componenti percettivo-motorie, cognitive e affettivo-sociali della personalità; contribuiscono al benessere psicofisico in una prospettiva di prevenzione del disagio, dando risposta a bisogni, desideri, domande, caratteristiche delle diverse fasce d’età. In particolare, attraverso l’esperienza del far musica insieme, ognuno potrà cominciare a leggere e a scrivere musica, a produrla anche attraverso l’improvvisazione, intesa come gesto e pensiero che si scopre nell’attimo in cui avviene: improvvisare vuol dire comporre nell’istante”.

Ed è interessante leggere fra i “traguardi per lo sviluppo delle competenze al termine della scuola primaria” quello dell’alunno che “improvvisa liberamente e in modo creativo, imparando gradualmente a dominare tecniche e materiali, suoni e silenzi” e fra i “traguardi per lo sviluppo delle competenze al termine della scuola secondaria di primo grado” quello dell’alunno che è “in grado di ideare e realizzare, anche attraverso l’improvvisazione o partecipando a processi di elaborazione collettiva, messaggi musicali e multimediali, nel confronto critico con modelli appartenenti al patrimonio musicale, utilizzando anche sistemi informatici”.

E ancora fra gli “obiettivi di apprendimento al termine della classe quinta della scuola primaria” osserviamo quello del saper “utilizzare voce, strumenti e nuove tecnologie sonore in modo creativo e consapevole, ampliando con gradualità le proprie capacità di invenzione e improvvisazione” e fra gli “obiettivi di apprendimento al termine della classe terza della scuola secondaria di primo grado” annotiamo quello del saper “improvvisare, rielaborare, comporre brani musicali vocali e strumentali utilizzando sia strutture aperte, sia semplici schemi ritmico-melodici”.

Nell’ambito della scuola media ad indirizzo musicale, il riferimento normativo è quello del DM 201/99 che, oltre all’articolato che si occupa della messa ad ordinamento dell’indirizzo musicale, contiene indicazioni, obiettivi, contenuti ed orientamenti metodologici per una ordinata ed efficace didattica strumentale.

Anche in questo caso è costante il riferimento alla funzione formativa dell’improvvisazione. Negli “orientamenti formativi” si legge che l’insegnamento strumentale, fra l’altro, “integra il modello curricolare con percorsi disciplinari intesi a sviluppare, nei processi evolutivi dell’alunno, unitamente alla dimensione cognitiva, la dimensione pratico-operativa, estetico-emotiva, improvvisativo-compositiva”; fra i contenuti fondamentali dell’azione didattica leggiamo la “padronanza dello strumento sia attraverso la lettura sia attraverso l’imitazione e l’improvvisazione, sempre opportunamente guidata” e fra le competenze in uscita al termine del percorso scolastico è inserita anche “l’esecuzione, interpretazione ed eventuale elaborazione autonoma allo strumento del materiale sonoro, laddove anche l’interpretazione può essere intesa come livello di sviluppo delle capacità creative”.

La funzione formativa dell’improvvisazione alimentata dalla forza del pensiero creativo, rappresenta dunque un riferimento costante nella scuola di base; riferimento che ritroviamo anche nel cammino successivo della secondaria di secondo grado e, in particolare, nelle indicazioni nazionali per il liceo musicale.

Nell’ambito dello strumento musicale (sezione Esecuzione e interpretazione) le indicazioni delineano un profilo d’uscita nel quale emerge il ruolo della maturazione progressiva di tecniche improvvisative e di lettura/esecuzione estemporanea nella più generale formazione di capacità esecutive e interpretative: ”al termine del percorso liceale, lo studente avrà acquisito capacità esecutive e interpretative alle quali concorreranno: lo sviluppo di un proprio adeguato metodo di studio e di autonoma capacità di autovalutazione; l’acquisizione di un ricca specifica letteratura strumentale (autori, metodi e composizioni), solistica e d’insieme, rappresentativa dei diversi momenti e contesti della storia della musica (nell’evoluzione dei suoi linguaggi) fino all’età contemporanea; la progressiva acquisizione di specifiche capacità analitiche a fondamento di proprie scelte interpretative consapevoli e storicamente contestualizzabili; la maturazione progressiva di tecniche improvvisative (solistiche e d’insieme) e di lettura/esecuzione estemporanea; la conoscenza dell’evoluzione storica delle tecniche costruttive degli strumenti utilizzati e della principali prassi esecutive a loro connesse”.

Nell’ambito teorico, le linee generali delle indicazioni relative all’insegnamento Teoria, Armonia e Composizione, si legge che lo studente, sul piano compositivo, “padroneggia i diversi procedimenti armonici, anche contemporanei, rintracciandoli in brani significativi attraverso appropriate tecniche di analisi e servendosene per improvvisare, per armonizzare melodie e per produrre arrangiamenti e composizioni autonome o coordinate ad altri linguaggi (visivo, teatrale, coreutico), senza escludere il ricorso agli strumenti offerti dalla tecnologia attuale”.

Il curricolo scolastico, dalla scuola dell’infanzia alla secondaria di primo e secondo grado, traccia dunque in modo abbastanza netto il sentiero lungo il quale si snoda, con sapiente gradualità, l’improvvisazione intesa come atto formativo, come percorso di crescita personale e cognitiva legata allo sviluppo del pensiero produttivo (2).

Creatività, composizione, improvvisazione

“La creatività, in campo musicale, è stata per lungo tempo considerata come patrimonio di pochi geni. Erroneamente si è portati a credere che i grandi musicisti di oggi e di ieri compongano le loro meravigliose pagine quasi “di getto”, guidati prevalentemente da una impalpabile e indefinibile essenza ispiratrice. Questo fa naturalmente parte di una bella favola, una leggenda piacevole da immaginare ma completamente irreale: il brano musicale (come del resto qualsiasi opera artistica) è il frutto di una solida competenza di base che si fonde con le capacità divergenti dell’artista. Il creativo non è colui che primeggia distinguendosi dagli altri perché privilegiato da doti eccezionali ed eccezionalmente presenti solo in pochi soggetti che si trovano ai confini della norma; la creatività è fisiologica nell’essere umano, è una caratteristica appartenente alla specie e quindi ricchezza potenziale di ogni uomo. (3)

Interessante in questo senso appare la definizione proposta da Mario Mencarelli per il quale la creatività può essere pensata come una connotazione generale della personalità, affiorante in ogni tratto della stessa, che conferisce all’individuo la possibilità di attuarsi psichicamente in un continuo rinnovamento, oltre che comunicare socialmente fermenti che lo animano con stimoli produttivi e innovativi…Scientificamente intesa, la creatività non coincide con la spontaneità a lungo enfatizzata, è piuttosto un potere complessivo che si tratta di suscitare in tutti gli alunni per dare un senso compiuto alla loro autorealizzazione. (4)

Creatività è sinonimo di pensiero divergente capace di rompere continuamente gli schemi dell’esperienza (5), capace di intervenire sull’ambiente per trasformarlo (6). E’ creativa una mente sempre al lavoro, sempre pronta a far domande, capace di giudizi autonomi e indipendenti e che sa rimanipolare oggetti e concetti senza lasciarsi inibire dai conformismi (7); creatività è ancora capacità di accettare con prontezza idee che permettano di abbandonare gli schemi di ragionamento abituali per schemi diversi e produttivi tali da consentire all’individuo di soddisfare le proprie esigenze. (8)

Creatività è dunque capacità di produrre nuove soluzioni (nuove, almeno, per che le produce) siano esse mentali o realizzate concretamente nei settori più diversi della produttività umana (nell’arte, nella scienza, ecc.).

Schematizzando possiamo affermare che:

– nel pensiero convergente una gerarchia di stimoli produce una sola risposta,                                                                                                       – nel pensiero divergente uno stimolo produce una gerarchia di risposte.

Educare alla creatività non significa quindi condurre gli alunni verso il potenziamento di doti specifiche e non comuni ma sviluppare la plasticità cognitiva di tutti gli studenti dotandoli del giusto equilibrio fra condotta convergente e condotta divergente. La dimensione formativa della creatività, base fondamentale per l’improvvisazione, è dunque centrata sul processo di formazione cognitiva orientata verso lo sviluppo dell’atteggiamento divergente, inteso come una forma mentis preziosa per la crescita generale e specifica di tutti gli studenti.

La creatività può efficacemente innestarsi nei diversi processi di fruizione e produzione sonora: dall’ascolto attento e analitico (la creatività si nutre dell’esperienza e dunque ascoltare e comprendere rappresenta un primo importante passo del cammino creativo) all’attività vocale e strumentale.

Il comune denominatore della fruizione e produzione musicale, la “stella polare” della didattica musicale, il “macro obiettivo” della formazione sonora è, senza dubbio, l’alfabetizzazione musicale. L’esperienza sonora (di cui, come dicevamo, si nutre la creatività) è il passaggio obbligato verso la conoscenza; la conoscenza non può prescindere dalla competenza linguistico musicale espressa attraverso la capacità di leggere e scrivere.

Composizione, dunque, nell’ambito della scuola del primo ciclo, è sinonimo di scrittura; fra le abilità fondamentali per fruire e produrre musica non può essere accantonata quella della lettura e scrittura del codice musicale (9) e l’improvvisazione è un atto di scrittura, è una composizione estemporanea.

Improvviso (dal latino improvisus) indica il non previsto, l’inaspettato (non pensato, non meditato… estemporaneo); improvvisare indica il fare un discorso, comporre musica o versi all’improvviso; improvvisazione è dunque una composizione estemporanea, non preparata, che nasce, si, all’improvviso, ma si poggia su solide basi di conoscenza linguistica ed è alimentata da massicce dosi di creatività.

Improvvisare… perché?

C’è innanzi tutto da considerare che l’atto dell’improvvisare rappresenta il modo più antico per fare musica, probabilmente la modalità primitiva più naturale, il gesto linguistico primario che mette in comunicazione gli uomini attraverso il suono. È l’avvento della scrittura a comprimere gradualmente la composizione istantanea creando, almeno nella cultura accademica, una contrapposizione falsa e artificiale in base alla quale tutto ciò che è scritto è cultura alta e tutto ciò che è orale è di cultura bassa, indegna di essere praticata e analizzata. A questo proposito è necessario ricordare che è dall’oralità che nasce la scrittura, è dall’esperienza orale che, nelle prime fasi dell’età evolutiva, l’uomo apprende e sviluppa la sua lingua materna; la pratica orale è garanzia dell’apprendimento del linguaggio ed è condizione fondamentale che pone le basi della competenza alfabetica.

Quando parliamo di formazione di base, dunque, dobbiamo mirare ad un bilanciamento dell’asse formativo fra oralità e scrittura, fra esperienza sonora e la competenza musicale, fra il fare musica per imitazione ed invenzione ed il suonare per lettura. La didattica musicale deve essere alimentata da una sinergia circolare che stimoli continuamente e reciprocamente la pratica (imitazione, invenzione e lettura) e la comprensione fino a far raggiungere all’allievo, oltre che un’adeguata preparazione tecnico strumentale, la piena autonomia del pensiero musicale.

L’improvvisazione non nasce dal nulla ma scaturisce con prepotenza e fantasia da un quadro di riferimento, da una competenza di base acquisita che permette all’imprevisto di acquistare un senso musicale. L’improvvisazione è un atto linguistico naturale nel senso che in ogni individuo alberga la possibilità di esprimersi attraverso questa modalità. Tale abilità potenziale rimane latente se non viene stimolata; si trasforma in vera e propria capacità nel momento in cui si è in grado di utilizzarla in modo autonomo e competente.

La capacità creativa di improvvisare emerge poi come talento in alcuni individuo dotati di particolari (… e probabilmente “genetiche”, e quindi non comuni a tutti) caratteristiche.

L’improvvisazione, come il linguaggio, in un certo senso… parla di noi! Si, perché quando sentiamo esprimersi qualcuno, percepiamo in modo abbastanza chiaro la sua radice culturale, in parte la sua storia e, abbastanza eloquentemente, i suoi percorsi formativi. Tutto traspare dalla performance linguistica! Ciò significa che la performance, perfettamente associabile a quella musicale, affonda le sue radici in un quadro di riferimento che ne permette il manifestarsi estemporaneo e improvviso.

Dunque è chiaro: l’improvvisazione non si improvvisa ma si prepara; o, meglio, se ne preparano le condizioni affinché essa possa, all’improvviso, svelarsi. Ciò non significa che soltanto chi ha studiato (… sui libri, a scuola, ecc.) può esibirsi nell’improvvisazione. La strada, i percorsi che possono portare un individuo ad esprimersi improvvisando, sono vari e diversificati. L’esperienza, prima di tutto, è una fonte inesauribile di elementi utili a formare quel quadro di riferimento fondamentale per costruire una composizione istantanea. Anche la scuola contribuisce, ovviamente, all’ampliamento e all’approfondimento di quella competenza di base sulla quale pone le sue fondamenta l’improvvisazione.

Come nell’esperienza linguistica di base, il soggetto apprende per imitazione, rielabora cognitivamente i concetti e propone la sua interpretazione del mondo attraverso il linguaggio che va via via formandosi e radicandosi nell’individuo che ne fruisce in modo sempre più autonomo e competente. Altro elemento indispensabile per l’improvvisazione musicale, oltre al quadro di riferimento che contenga i punti cardinali della composizione istantanea, è la padronanza, graduale, dello strumento (… compreso lo “strumento” voce!) che permetta di esprimersi liberamente e con coerenza.

L’improvvisazione si identifica, dunque, come un vero e proprio atto linguistico che avviene improvvisamente, senza una preparazione e secondo una ispirazione momentanea. Tale atto non è però il frutto di un lampo di genio, ma l’espressione di una competenza linguistica acquisita attraverso l’esperienza che trova, nel gesto dell’improvvisazione, un naturale sbocco creativo del pensiero. In questo modo il pensiero è l’espressione del personale punto di vista, emanazione che di concretizza grazie alla conoscenza linguistica che imprime efficacia alla comunicazione.

Quando i bambini iniziano a leggere e a scrivere, il loro percorso scolastico prevede, fra l’altro, una graduale stimolazione alla ripetizione e alla reinvenzione. Essi, cioè, vengono costantemente abituati a leggere, scrivere e ripetere con parole proprie racconti, situazioni, aneddoti, sensazioni, ecc. Ecco: ripetere con parole proprie significa improvvisare un discorso e più il bambino ci mette del suo e più la performance è apprezzata dall’insegnante.

Il ripetere con parole proprie, oltre a stimolare la naturale creatività, rafforza e potenzia gli apprendimenti linguistici (grammaticali, lessicali e sintattici) divenendo così un’importante e irrinunciabile strategia formativa.

Se anche il “fare musica” può essere identificato come un atto linguistico (… dove il linguaggio è, ovviamente, la musica!), allora l’improvvisazione musicale assume la medesima funzione formativa.

Improvvisare musica, con la voce o con lo strumento, significa procedere ad una composizione istantanea che diventa l’espressione immediata, spontanea, improvvisa (… nel senso di “non preparata”) del proprio pensiero musicale. Anche nel caso dell’improvvisazione musicale, non ci troviamo di fronte ad un atto occasionale frutto di un capriccioso lampo di genio, ma siamo in presenza del naturale sbocco creativo di un personale punto di vista, espressione di una solida competenza linguistica acquisita attraverso l’esperienza sonora.

Ciò che appare singolare è che, a differenza di quanto accade per l’apprendimento linguistico, nell’educazione musicale non c’è uguale attenzione per una “didattica della reinvenzione” che stimoli l’allievo a ripetere a modo suo, con… suoni propri i materiali musicali (materiali paragonabili a quelli che prima abbiamo citato come “racconti, situazione, aneddoti, sensazioni, ecc.”). L’alfabetizzazione sonora è tutta concentrata sul solo leggere e rimanda il più delle volte lo scrivere (preparato o improvvisato che sia) ad altri specifici contesti e livelli educativi. Il risultato è un allievo che matura una lettura meccanica del testo scritto ed è pressoché incapace di scriverne uno tutto suo.

È allora necessario introdurre e stimolare, nella didattica musicale, la pratica della composizione istantanea non tanto per dare alla luce prodotti musicali di particolare innovazione, originalità e pregio artistico, ma per permettere agli studenti, a tutti gli studenti, di compiere un atto creativo finalizzato a rafforzare e potenziare le personali competenze.

PIETRO DIAMBRINI

Musicista, educatore musicale, diplomato in Organo e Composizione organistica e in Didattica della Musica presso il Conservatorio di Pesaro, docente ordinario di prima fascia di Pedagogia Musicale per didattica della musica presso il Conservatorio di Musica “Luca Marenzio” di Brescia dove ricopre anche il ruolo di Coordinatore del Dipartimento di Didattica e Scienze della Formazione musicale.

E’ formatore presso la Fondazione Montessori Italia di Trento ed è stato professore a contratto presso vari istituti afam e università; é attivamente impegnato nella formazione e aggiornamento professionale dei docenti (educatori di nido, scuola dell’infanzia, scuola primaria e secondaria).

Ha al suo attivo numerose pubblicazioni nel settore della didattica musicale, ha composto numerose canzoni per l’infanzia pubblicate dall’Editrice La Scuola di Brescia nelle sue riviste specializzate in didattica per la scuola di base.
Molte delle pubblicazioni didattiche sono ora raccolte nel sito www.suonolandia.it

Ha partecipato come autore di canzoni per l’infanzia alla rassegna nazionale CANZONI E COLORI organizzata da RadioNuova di Macerata.  Ha partecipato ad importanti appuntamenti nell’ambito della didattica musicale: è stato relatore al 30° (1999) e al 33° (2002) Convegno Internazionale sull’Educazione Musicale di Gorizia organizzato dall’Associazione “Seghizzi”; nel marzo 2000 è intervenuto in qualità di esperto alla trasmissione MOSAICO di RAI TRE; nell’aprile 2000 ha condotto un laboratorio musicale per docenti della scuola materna al Corso Nazionale di Aggiornamento ”DOVE VA IL BAMBINO…” organizzato a Grosseto dalla rivista Scuola Materna e dall’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano (sede di Brescia) in collaborazione con l’Editrice La Scuola.

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  1. Sul concetto di “musicalità” è interessante segnalare il contributo di Silvano Sansuini: “Musicalità è, innanzi tutto, capacità di adesione estetico-culturale alla musica, sia in senso creativo, sia in senso fruitivo. […] Ogni individuo possiede una propria capacità e possibilità di sviluppo di quella sfera intellettiva che è destinata a divenire musicalità, condizionata dall’educazione (che è ambiente, cultura, esercizio, ecc.) esattamente come avviene per qualsiasi altro carattere dell’intelligenza”. (cfr. S. Sansuini, Pedagogia della musica, Feltrinelli, Milano 1978)
  2. È importante ricordare che Wertheimer concepisce la creatività come pensiero “produttivo” che procede in accordo con le esigenze della struttura in modo da ottenere un innovativo miglioramento figurale. Il pensiero elabora delle strategie innovative, crea soluzioni produttive quando riesce a modificare la struttura percettiva o cognitiva: «l’esperienza dimostra che le persone creative spesso rivelano una notevole capacità di effettuare sottili trasformazioni» (cfr. M. WERTHEIMER, Il pensiero produttivo, Giunti Barbera, Firenze 1965)
  3. Cfr. P.Diambrini, Il paese dei 7 suoni, La Scuola, Brescia 1999
  4. Cfr. M.Mencarelli, Potenziale educativo e creatività, La Scuola, Brescia 1972
  5. Cfr. G.Rodari, Grammatica della fantasia, Einaudi, Torino 1973
  6. Cfr. L.S.Vygotskij, Immaginazione e creatività nell’età infantile, Roma, Ed. Riuniti, 1972
  7. Cfr. G.Rodari, Grammatica della fantasia, Einaudi, Torino 1973
  8. Cfr. T.P.Jones, L’apprendimento creativo, Giunti Barbera, Firenze 1974
  9. La metodologia dell’alfabetizzazione musicale, proprio perché fondamentale in qualsiasi progetto di educazione sonora, deve subire un radicale (e scientifico) processo di revisione rispetto all’ormai obsoleta pratica del “solfeggio”.