Seleziona una pagina

Didattica » Musica Studio

…Perché l’uomo deve cantare!

Uno sguardo su alcuni dei sistemi coinvolti nella Funzionalità Vocale

di Maria Silvia Roveri

30 novembre 2017

L’uomo deve cantare, l’uomo vuole cantare, l’uomo canta da sempre.
Molti cantanti sono diventati tali perché il cantare è un bisogno esistenziale e vivono il cantare
come una questione di vita o di morte. Incontro tante persone che, raggiunta l’età della maturità, sentono di dover soddisfare il sogno, sempre lasciato nel cassetto, o represso brutalmente nella fanciullezza, di imparare a cantare. Per tutti costoro cantare equivale a iniziare una nuova vita, per alcuni significa nascere veramente solo ora alla vita.

In principio era il suono. Verbo, vibrazione, parola, Logos, oscillazione: è il nostro inizio. Chi canta conosce il suono? Cosa percepisce del suono e cosa ne sa dire, al di là delle caratteristiche di altezza tonale, durata, intensità e delle grossolane differenze timbriche che distinguono gli strumenti musicali o le voci le une dalle altre? Questo suono da cui è scaturita tutta la Creazione non conterrà dunque in sé tutto il Creato? Come trovare le parole per descrivere il suono? Un aiuto lo riceviamo dal considerare l’esistenza di quattro parametri che condensano in sé tutti gli ‘ingredienti’ del suono umano: suono fondamentale, vocale, vibrato e brillantezza.

Il suono fondamentale è quell’oscillazione ‘madre’ in grado di generare numerosi ‘figli’, gli armonici. Grazie alla conformazione delle cavità di risonanza e alla natura delle loro pareti, questa più o meno numerosa ‘prole’ viene smorzata o rinvigorita, creando dei gruppi di armonici che si ‘aggregano’ rinforzandosi a vicenda e smorzandone altri: assistiamo alla nascita delle formanti che ci permettono di riconoscere la presenza di una vocale, e alla nascita di altre formanti superiori la cui qualità ci permette di riconoscere lo strumento che ha prodotto il suono. Nel suono vocale queste ultime formanti sono dette formanti del cantante e dispiegano la loro energia in un ambito luminoso intorno a 3.000, 5.000 ed 8.000 Hz, che determina una percezione di intensa brillantezza del suono.

Accanto a questi parametri, a causa della naturale tendenza di un qualsiasi suono a pulsare, aborrendo la fissità, assistiamo anche nel suono vocale al manifestarsi di una pulsazione auto-generantesi intorno a 5 Hz, definita come vibrato.
Suono fondamentale, vocale, vibrato e brillantezza sono dunque i quattro ingredienti di base di ogni suono completo. Le relazioni che intercorrono tra questi parametri rispecchiano l’infinita varietà di relazioni che intercorrono non solo tra gli organi del corpo umano, ma tra tutte le sue cellule.

Tra gli organi determinanti la qualità della voce un primo piano è occupato dall’orecchio, il meraviglioso organo col quale ascoltiamo il suono. Nonostante esso assomigli all’orecchio di tutti i mammiferi, l’orecchio umano possiede delle caratteristiche uniche che ne fanno lo sposo ideale della laringe che canta.
Composto di tre strutture – orecchio esterno, orecchio medio e orecchio interno – è uno degli organi nei quali il principio della tripartizione è maggiormente visibile, manifestando anche le tre disposizioni di ascolto dell’uomo: ascolto verso il mondo, ascolto di sé stesso, ascolto rivolto allo Spirito.
Durante la mia formazione vocale e pedagogica iniziata quasi trent’anni fa in Germania presso l’Istituto di Lichtenberg diretto da Gisela Rohmert, ho appreso come vi sia una straordinaria concordanza tra le frequenze proprie di risonanza delle macro-strutture dell’orecchio e le frequenze delle formanti del cantante a 3.000, 5.000 e 8.000 Hz. È da osservare che, mentre la prima formante del cantante può essere ottenuta anche tramite l’aumento della pressione aerea sottoglottica e quindi meccanismi muscolari di spinta, la nascita e lo sviluppo della seconda e della terza formante, dal carattere luminoso, sembra dipendere da rapporti di proporzione aurea nel corpo incompatibili con lo sforzo umano derivante dalla forza dei muscoli e dall’aumento di pressione.

Se ora ci rivolgiamo alle apparenze dell’organo che ci permette di cantare, la laringe, scorgiamo alcuni validi motivi per ritenere che la laringe non sia affatto un organo adatto per il canto, tra i quali primeggia innanzitutto la funzione di protezione delle vie aeree, la quale, chiudendola saldamente, coadiuvata da un complesso sistema di sfinteri, sembra opporsi decisamente a quella disposizione flessibile e oscillante tra apertura e chiusura richiesta dal canto.
Eppure la laringe canta e modula suoni come nessun’altra specie vivente! Sotto le apparenze di un organo nato per proteggere c’è, infatti, un organo creato per il canto: la forza dell’apparato di chiusura viene riequilibrata non solo dalle forze fisiche in atto, ma dalla presenza stessa della vibrazione sonora, che alleggerisce e trasforma l’organo. Inoltre, la delicatezza nella capacità di chiusura delle corde vocali è in grado di regolare finemente non solo il fabbisogno d’aria ma tutta la funzione respiratoria.
Orecchio e laringe si trovano, come due poli che non si oppongono, bensì attraggono e nutrono a vicenda, all’interno di un vasto complesso di strutture e organi comunemente definito come tratto vocale. Che il tratto vocale sia il ‘risonatore’ della voce è unanimemente riconosciuto.
Da cosa sia composto il tratto vocale, quale sia la sua estensione e il suo reale influsso sul suono vi è molta meno unanimità. Certamente questo diverso modo di considerare il tratto vocale è dato dalla grande diversità tra le voci e quindi delle esperienze personali sia di chi canta, sia di chi insegna, sia di chi indaga la voce con intenti scientifici. La nostra immagine del tratto vocale, infatti, è fortemente condizionata dalla nostra esperienza umana di un suono cantato che si nutre d’aria, ma la natura stessa del suono ama la conduzione attraverso le ossa o i liquidi di cui è composto in larga parte il corpo umano. Il suono non è cioè condizionato come l’aria dalla presenza di strutture cave e ama propagarsi in tutte le direzioni, non solo nella via che segue l’aria durante l’espirazione.
È necessaria a questo punto una prospettiva che sia in grado di comprendere in sé, senza nulla escludere, tutto ciò che, proprio come nella cassa armonica di uno strumento, concorre alla formazione e propagazione del suono: forma, materiale, rivestimento, dimensione, tensione dei materiali stessi, umidità, ecc.
La complessità di tutti questi elementi, in cui includiamo laringe, orecchio, ma anche in sostanza ogni altro organo e tessuto corporeo, concorre a considerare il tratto vocale come un’architettura in cui regnano i principi di proporzione, ordine, armonia, luce, verticalità, fine cesellatura.

Tra tutte le strutture che compongono il tratto vocale, di cui è impossibile parlare in questa sede, vorrei soffermarmi un attimo sulla particolarità della cavità nasale e la sua relazione con la luce, l’oscillazione alla frequenza più elevata di cui l’uomo abbia esperienza sensibile.
Le frequenze acute amano gli spazi piccoli e il microscopico ove possono penetrare e risuonare, amano le membrane sottili, i tessuti tonici che offrono loro il terreno ideale nel quale oscillare, amano i passaggi angusti e stretti che ne intensificano ed accelerano l’energia.
La cavità nasale, con tutto l’insieme dei seni paranasali, è composta da miriadi di microcamere nelle quali le frequenze acute, le cui onde sono corte o cortissime, trovano l’ambiente di risonanza ideale.
Le tube d’Eustachio, il labirinto della cavità nasale, i trafori dell’osso sfenoide, ma anche tutte le valvole create dalla lingua, dal palato, dalle labbra, dall’epiglottide e dalle corde vocali stesse sono naturali acceleratori energetici.

Tutta questa ricchezza di grazia incontra un solo limite: la pressione, che impedisce a qualsiasi tessuto di vibrare. Facciamo quotidianamente esperienza della pressione sia a livello fisico, sotto effetto dell’azione dei muscoli, sia a livello psichico, quando ci sentiamo ‘sotto pressione’, sia a livello emotivo, quando percepiamo le sensazioni di blocco interno dovute a forti emozioni, sia a
livello mentale, quando ci sentiamo ‘intasati’ da troppi pensieri.
Il cammino verso la luce, di cui le strutture superiori della testa sono le principali porte e guide, non può dunque essere disgiunto dal cammino verso la diminuzione di tutte le forme di pressione interna.

Concludendo, non possiamo non accennare all’importanza del canto per l’equilibrio del sistema limbico, sede cerebrale delle emozioni e delle relazioni tra gli esseri viventi. L’uomo vuole cantare perché vuole amare. Il bisogno di amare ed essere amati è un bisogno vitale tanto quanto la luce, l’aria, il cibo, l’acqua. La mancanza di amore ricevuto pregiudica la nostra capacità di amare.
Nel contatto tra le corde vocali viviamo una simbiosi d’amore all’interno di noi stessi. Il modo con cui le corde vocali si toccano può sanare tutti i contatti che abbiamo intessuto, che intessiamo e che intesseremo. Attraverso l’attenzione e la dedizione a questo contatto possiamo imparare ad amare sempre più intensamente noi stessi e il nostro prossimo.

Comprendiamo così la questione di vita o di morte che il cantare rappresenta per molti cantanti e semplici uomini e donne. Nessun’altra arte è praticata così diffusamente, a livello professionale o amatoriale, come il canto.
Attraverso il canto, viviamo stati meditativi e contemplativi che non annullano la realtà terrena, ma la trasformano facendole pregustare la beatitudine di una realtà celeste in cui il tempo e lo spazio cessano di dettare le loro tiranniche leggi.

A tutti coloro che cantano, che desiderano cantare, che sentono di dover cantare nella loro vita, auguro di poter incominciare, hic et nunc, una nuova vita.

Maria Silvia Roveri, novembre 2017
www.vocemea.it

Maria Silvia Roveri

Diplomatasi in Musica Corale e Direzione di Coro al Conservatorio di Padova, dal 1988 si dedica allo studio della voce presso l’Istituto di Lichtenberg, dove conclude nel 1994 la prima Formazione per insegnanti di Metodo Funzionale della Voce e collabora alla traduzione del libro di Gisela Rohmert “Il cantante in cammino verso il suono”. Nel 1989 è fondatrice a Belluno del Gruppo vocale NOVA CANTICA e, nel 1991, del Centro Studi Vocali NOVA CANTICA, scuola di canto per bambini, giovani e adulti. Ha tenuto corsi, seminari e conferenze di vocalità e pedagogia del canto in tutta Italia, ospite di convegni, conservatori, scuole pubbliche e private, accademie teatrali. Ha svolto un’intensa attività concertistica sia come direttore sia come cantante, registrando alcuni CD di musica sacra medievale. Docente di canto gregoriano e musica sacra fino al 2016 presso il Seminario Diocesano di Belluno, attualmente dirige il Centro di Formazione Vocale “Voce Mea” a S. Giustina (Belluno), fondato nel 1997. La ricerca spirituale ha sempre accompagnato il suo cammino umano e professionale, riversandosi in numerose pubblicazioni (I Quaderni di Demamah) e proposte formative, quali i cicli di Voce e Spirito e Spirito Prattico. Ha collaborato alla stesura del libro di Miriam Jesi “La laringe umana”, insieme alla quale ha pubblicato il I volume dell’opera “Il tratto vocale – Un’architettura per la voce”.

Bibliografia più che essenziale

» Gisela Rohmert – Il cantante in cammino verso il suono – Ed. Diastema 1993
» Miriam Jesi – La laringe umana – Ed. Tiziano 2010
» Miriam Jesi – Maria Silvia Roveri – Il tratto vocale – Un’architettura per la voce – I volume – Ed.Tipi 2017