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TRACCE DI SUONO

Paesaggi elettroacustici nell’educazione al suono e alla musica

Recensione di Francesca Romana Motzo

28 Febbraio 2019

“Si dimentica troppo spesso che l’udito fa parte dei cinque sensi e che, insieme alla vista, è il senso più cognitivo, attraverso il quale comunichiamo, riceviamo il sapere e possiamo provocare emozioni diverse come la gioia, la tristezza o la paura.” Fabien Lévy

Tracce di suono.

Parto da titolo, che nella sua semplicità accende il mio immaginario verso significati esperenziali vissuti ed ancora desiderati.

Che il Suono possa essere oggetto ed anche soggetto di infinite esperienze fortemente caratterizzanti la vita dell’individuo e connesse con la nostra sfera psico-emotivo-affettivo ed aggiungerei anche cognitiva, è già ampiamente assodato scientificamente e non necessita di ulteriore approfondimento.

Ma il termine “tracce” mi apre l’animo verso cammini ancora da percorrere, esperienze condivisibili ancora da creare, percorsi da proporre, domande da porre, dubbi su cui riflettere… il termine tracce, è l’esistenza di una possibilità, è quel luogo dove poterci incontrare anche se non particolarmente comodo od omologato a schemi prefissati, o ad un pensiero rigido che impone un solo modo, una sola forma, che tutti aprenderemo ed eseguiremo come copie conformi.

Tracce, è un invito all’Essere.

Ma essere come?

Questo libro racconta la storia di come una scuola elementare e media, hanno deciso di fare musica mettendo in connessione l’insegnante, l’allievo, il territorio, la musica e la macchina (intesa come strumento tecnologico).

Su quest’ultima, mi preme dire subito, che non prenderà il sopravvento fino a spazzar via gli elementi umani fondamentali come la relazione, l’ascolto, la riflessione, la manipolazione, il contatto con la materia sonora (intesa in questi racconti come qualcosa di estremamente tangibile, concreta, complessa e contradditoria).

La tecnologia diviene un luogo dei saperi e delle pratiche, funzionale per attivare e sviluppare una maggiore capacità di ascolto consapevole, in questo caso dell’ambiente inteso come fonte di tutto; “… i suoni che ne provengono e, con esso, le esperienze di vita, lo scorrere ed il mutare delle cose, le pratiche che lo intessono in un denso ordito di forme.”

Il focus dell’apprendimento si sposta dal cosa al come ed il saper fare, diviene contenitore di esperienze antiche e di nuovi saperi trasmessi dall’insegnante.

Entrare in contatto con quello che avrete riconosciuto come Paesaggio Sonoro, porta gli alunni, protagonisti delle esperienze raccontate nel libro, a confrontarsi costantemente col vecchio ed il nuovo, cogliendo del mondo il suo essere una rete di relazioni sulle quali non si può determinare un pensiero fisso, o dire l’ultima parola o sostenere verità assolute.

In una dinamica continua tra mondo interiore ed esteriore, ciò che emerge forte e chiaro è la confidenza che si acquisisce col movimento stesso dell’universo nella continua manipolazione della materia sonora, secondo una personale creatività e capacità inventiva.

Emerge da questa esperienza, la sfida più grande, ovvero quella di mettere in campo a livello didattico la creatività e l’inventiva, come strumenti di apprendimento di un sapere che non ha bisogno di essere edulcorato o semplificato solo perchè ci si sta rivolgendo a dei bambini.

Forse la responsabilità sta nella forma della proposta di apprendimento, concedendo al contenuto di rimanere ciò che è anche nella sua complessità.

Quest’ultimo punto mi è particolarmente caro.

Il tema della complessità può essere affrontato in diversi modi quando si insegna musica al mondo dell’infanzia. Personalmente, non avendo scelto la strada che porta come obiettivo quello dell’acquisizione di una competenza (imparare una canzone, imparare a suonare uno strumento, imparare a suonare una musica da solo o in gruppo, etc) mi ritrovo costantemente a dovermi confrontare con una produzione sonora molto complessa, frutto di un’espressività individuale e di gruppo facilmente paragonabile al magma vulcanico.

Non esagero con questa definizione, poiché mettendomi come uno degli obiettivi primari quello dell’attivazione del canale espressivo sonoro musicale (…e non solo, se pensiamo che lo sviluppo sonoro è fortemente connesso a quello del movimento e che se aumentiamo la consepevolezza del nostro gesto, il segno che riusciremo a creare, sarà ricco della nostra totalità) e lavorando con una fascia di età compresa nel primo triennio di vita di un individuo, ciò che emerge è una produzione sonora che contiene una dinamica molto complessa e molto intensa in termini di qualità sonora (ricca di sfumature che si allontanano dalla nostra concezione di suono puro ma che esaltano la ricchezza di elementi che un suono può avere); quantità sonora determinata dalla singola inventiva o da quella del gruppo stesso, che si contamina costantemente anche se ancora procede e si sviluppa in modo spontaneo ed incosciente; energia sonora intesa come forza di un’esperienza condivisa dove ogni individualità trova il proprio spazio per esprimersi liberamente e creare in ogni istante attraverso lo stimolo dell’incontro con l’altro, con lo spazio che contiene ed agevola, con lo strumento (inteso come materiale vibrante convenzionale o meno) che si mette a disposizione in quel determinato momento.

In questo libro, emergono dunque elementi di riflessione direi, estremamente importanti e necessari, soprattutto in un momento storico come questo, ovvero cosa occorra perchè la creatività e l’inventiva di un individuo, possano essere costantemente messe al primo posto, in un percorso formativo e di crescita, in modo tale da creare nell’animo di ognuno la consapevolezza del mondo che ci circonda, fortemente connesso con il nostro personale mondo interiore.

Pare che si ritorni alla necessità di aver cura della capacità d’ascolto che l’Essere può e deve sviluppare, considerando che gli altri sensi, come quello visivo, per esempio, vengono costantemente sollecitati costruendo un senso estetico altamente globalizzato.

E l’udito?

Cosa ne facciamo di questo enorme potenziale?

Quanto severi ed ottusi possiamo ancora rimanere in questo emisfero del mondo occidentale?

Pongo domande provocatorie ma che mi risuonano molto ed alle quali cerco di dare risposte attraverso uno sudio ed un confronto costante con i miei colleghi, per comprendere che tipologia di percorsi didattici occorre creare, per raggiungere questo obiettivo: saper ascoltare.

“E’ dunque soprattutto nella prima infanzia che occorre aprire l’orecchio ad altri paradigmi e, in un mondo globalizzato come il nostro, riapprendere ad intendere le differenze. (…) agire presto è dunque importante, ma occorre decidere se in direzione di un’apertura dei sensi o, al contrario, in quella dell’apprendimento di un’ideologia ristretta. (…) Tuttavia, l’apprendimento della musica può essere più simile a quello della pittura, cioè ad uno spazio di scoperta, di gioco e di creatività in cui ogni bambino ha diritto di manipolare, rompere, stupirsi, sperimentare e finalmente di formarsi il proprio senso dell’udito.”

Trovo che il lavoro svolto da Nicola De Giorgi e Maurizio Vitali, sia stato efficace ed estremamente importante; il racconto di un’esperienza che riesce ad attivare riflessioni a più livelli, credo raggiunga lo scopo che si prefigge, a parte creare memoria storia.

Tracce di suono continuerà a sollecitare la mia personale curiosità e nutrire il mio operato, migliorando il mio personale udito, nell’ascoltare quello che io considero sempre un miracolo della vita: il Suono.

Francesca Romana Motzo

 

TRACCE DI SUONO – Paesaggi elettroacusticinell’educazione al suono e alla musica – ED. FrancoAngeli – Centro Studi Musicali e Sociali Maurizio Di Benedetto – 2013 Milano

NICOLA DE GIORGI

E’ diplomato in pianoforte e in Discipline Musicali ad Indirizzo Tecnologico. Docente di Scuola secondaria di I grado, svolge libera attività di studio e ricerca. Partecipa alla progettazione di modelli compositivi ed analitici, intersezione di aspetti musicali, filosofici, scientifici, tecnologici e alla loro applicazione in impianti curricolari per quadri pedagocicie prassi metodologico-didattiche sperimentali.Si occupa di divulgazione e formazione per l’innovazione tecnologica in diversi ambiti professionali e gradi di istruzione.

MAURIZIO VITALI

Laureato in musicologia, è direttore del Centro Studi musicali e sociali Maurizio Di Benedetto e della Scuola di Animazione Musicale (SAMOPS) di Lecco. Docente nelle scuole secondarie di I grado dell’ICS di Brivio (Lc), si occupa di progettazione, ricerca e formazione in ambito pedagogico musicale. Per i tipi della FrancoAngeli è autore di Alla ricerca di un suono condiviso. L’improvvisazione musicale tra educazione e formazione, 2004, coautore di Suonare la città, 2003 e Farsi sentire. La musica nei progetti socio-educativi, 2005.