Seleziona una pagina

Didattica » Musica Studio

Il corpo, il suono e la salute

Il sottile filo tra le funzioni secondo una visione Osteopatica Biodinamica

di Alessia Beltramme

31 dicembre 2017

Che il corpo e il suono siano connessi a livello profondo sembra essere una conoscenza che si perde nella notte dei tempi.
“All’inizio era il Verbo”, così la genesi ci invita a pensare che prima di ogni forma, e quindi di un corpo, ciò che esisteva era un suono.

Come il suono, e soprattutto il suono del silenzio, entra a far parte del movimento presente ovvero, secondo una chiave osteopatica, della salute?

Nel definire la salute, possiamo fare riferimento all’embrione per il suo vivere in un ambiente fluidico in cui i suoni rappresentano uno stimolo percettivo elettivo e che formano una memoria esperenziale profonda ?

In effetti quando osserviamo un essere umano adulto, facciamo molta fatica a connetterci alle tappe evolutive che lo hanno condotto al suo completo sviluppo . Il suo essere adolescente, bambino, neonato, feto ed embrione costituisce una memoria a ritroso nascosta, ma presente e che continua a condizionarlo per tutta la sua esistenza.

Tra le esperienze vissute nelle prime fasi della vita intrauterina è soprattutto quella sonora, mediata dal liquido amniotico, che rappresenta una porta percettiva elettiva, attraverso cui l’embrione, e più tardi il feto, cominciano a conoscere il mondo.
Se fosse possibile regredire allo stato di embrione infatti, la nostra attenzione sarebbe immediatamente catturata dai ritmi biologici di nostra madre, dalla sua voce e anche dai suoni ovattati che proverrebbero dall’ambiente esterno e percepiti a tal punto da risultare già familiari alla nascita.

Lo studio della neurofisiologia ci fa comprendere che la corretta percezione del suono e la sua integrazione nel sistema nervoso centrale, permettono un adeguato sviluppo funzionale del linguaggio.

Lo stesso linguaggio, il movimento, l’equilibrio, e la respirazione si relazionano ulteriormente in reciproche sfere di influenza in cui lo sviluppo di una competenza è strettamente condizionata da quello di tutte le altre.
Se osserviamo nel dettaglio l’orecchio interno e l’organizzazione neurologica che lo caretterizza, è subito evidente che la percezione uditiva e l’orgono dell’equilibrio, si accomodano entrambe in una cavità dell’osso temporale e che i due nervi che si occupano di trasmettere le sensazioni uditive e quelle relative al mantenimento dell’equilibrio, si accompagnano in un traggitto in parte comune seppur distinto.
Questa congiunzione-separazione ha per molto tempo fatto pensare che i due sistemi fossero completamente separati da un punto di vista funzionale, ma gli studi pioneristici di Alfred Tomatis (1), ci invitano a riconsiderare il ruolo funzionale dell’apparato stato acustico.
La funzione dell’ascolto coinvolge tutto l’orecchio interno, i nervi e le vie uditive, ingloba la totalità dei sistemi in una comunicazione interna al sistema nervoso e attraverso l’integrazione di tali informazioni, che avviene a livello di nuclei centrali, elabora una risposta sistemica adeguata che coinvolge più aree cerebrali.

L’orecchio incarna la capacità di relazionare il mondo sonoro esterno con il mondo percettivo interno, ne rappresenta la porta comunicativa, il punto iniziale di una codifica necessaria alla relazione dentro-fuori.

Centrale in questo processo diviene l’organo del corti, una formazione cellulare che ha subito una particolare spinta evolutiva che gli permette di trasformare lo stimolo vibrazionale meccanico, proprio dell’onda sonora, in una informazione di tipo chimico che può essere letta dal sistema nervoso periferico.

Tomatis azzarda una riflessione interessante e paragona la cellula del Corti a qualsiasi altra cellula nel corpo che, per definizione, regola la sua attività metabolica basandosi sulla capacità di “ascoltare” l’ambiente in cui vive e reagire agli stimoli che da esso provengono. È la matrice extracellulare, in una interpretazione tensegritiva, che sostiene il cablaggio tra le cellule e permette il legame meccanico di cui necessitano per mantenere memoria della propria posizione e della propria funzione.
Si potrebbe così riconsiderare l’udito come la capacità che trascende l’orecchio e si fa proprio di ogni unità cellulare. Ciò che la cellula può ascoltare e riconoscere, diviene a far parte del mondo con il quale è possibile entrare in relazione.
L’ascolto diventa un movimento silenzioso continuo, un’attività sottile, insita nei nostri tessuti che lavora costantemente per sostenere la vita, è il movimento presente definito salute, uno dei principi filosofici cardine su cui la medicina osteopatica si basa e che ha già inizio nelle prime fasi di divisione cellulare dell’embrione.

Se consideriamo la storia della medicina, gli studi che hanno cominciato ad esplorare il mondo del microscopico sono relativamente recenti. Il 1839 è l’anno in cui gli autori Schwann e Schleiden definirono la cellula come l’elemento costitutivo dell’essere vivente.
La definizione di cellula e l’osservazione della sua attività metabolica, ha permesso di interrogarsi su come l’embrione possa svilupparsi e accrescersi e fino a tempi recenti, gli si è attribuito puramente uno sviluppo filogenetico, cioè uno sviluppo che ripercorre le tappe evolutive della specie nel singolo e che rappresenta la trasformazione di un essere semplice in uno complesso, secondo lo schema dettato dall’evoluzione.
Negli anni 50 un autore illuminato come Erich Blackshmidt (2), ha dimostrato per la prima volta che nell’embrione “la differenziazione e il suo processo molecolare sono ordinati in modo biodinamico”.

Questa definizione apre la nostra consapevolezza verso la possibilità di considerare l’accrescimento embrionale come uno scambio comunicativo continuo tra le cellule e l’ambiente fluidico in cui sono immerse. In questo dinamismo avvengono contemporaneamente movimenti di accrescimento spaziale, formale e strutturale, in quelli che sono definiti dallo stesso autore, “campi metabolici di movimento e forza” che costituiscono lo stimolo esterno necessario per attivare la differenzazione dei diversi tessuti.
Ci rimane molto complicato in questa sede descrivere approfonditamente lo sviluppo di un embrione ma è di fondamentale importanza , per rispondere alle domande che ci siamo posti all’inizio della nostra trattazione, comprendere che già nelle prime divisioni cellulari, esistono delle forze, delle direzioni che conducono le cellule verso il loro sviluppo.
È una danza di ascolto primordiale che attiva l’ontogenesi di quel determinato essere vivente e in cui il gene rappresenta il modulatore tra stimolo e risposta cellulare.

Le forze silenziose di sviluppo e accrescimento sono nascoste ma presenti nell’adulto. La possibilità di contattarle e instaurare una comunicazione con esse, e con la memoria funzionale insita in loro, permette al corpo di ribilanciarsi e ritrovare l’omeostasi là dove si fosse persa.
Secondo uno dei principi fondamentali della materia osteopatica, il corpo ha infatti una naturale tendenza all’autoguarigione, ha memoria della sua forma perfetta e perche no, del suo suono primordiale, una memoria che rimanda alla somiglianza divina e che rappresenta la coppa che contiene la forza vitale, la forza guaritrice.
Nella relazione terapeutica l’abilità della mano osteopatica permette il ponte necessario tra il movimento e le direzioni di queste forze e attraverso il senso del tatto e l’ascolto dei tessuti invita il corpo a ricontattare la salute.

Affermare che il movimento continuo esistente nei nostri tessuti lavora costantemente per bilanciare il nostro organismo e portarlo verso la condizione di Salute comporta, come già considerato, cominciare a pensare il corpo come un universo capace di una comunicazione rivolta verso l’interno ed una rivolta verso l’esterno in cui ogni movimento, ogni attività come per esempio cantare, suonare, correre, ballare, saltare, amare ecc., concorre a stimolare la capacità di stare bene, di ripararsi, di guarirsi, di mantenere alta la capacità di attingere alle energie vitali che ci mantengono in vita e in Salute.
Ma basta per esempio, respirare o muoversi perchè ciò avvenga?

No, non basta respirare per sprigionare la profonda potenzialità dell’energia del respiro, serve aumentare la consapevolezza del respiro stesso.
Non basta muoversi, serve muoversi bene per beneficiare degli effetti positivi del movimento stesso.
Per poter rispettare le leggi dell’autoguarigione e per far sì che essa sia una forza potente, serve uno sforzo conoscitivo delle potenzialità del proprio corpo.

In questo viaggio breve abbiamo preso per mano il lettore per condurlo attraverso il nascosto filo tra le funzioni, dal concepimento all’età adulta.
Lasciamo a lui la riflessione personale e sempre aperta sulla necessità di aumentare la consapevolezza del proprio movimento, della propria respirazione, della postura e ci rivolgiamo direttamente al lettore-musicista che attraverso le funzioni del corpo, esprime e trasmette la sua arte e che, a nostro avviso, ha bisogno di ricordare sempre che il corpo rappresenta il veicolo sacro, la connessione tra dentro e fuori, o tra alto e basso, auspicandoci che la lettura di questo articolo abbia aiutato a comprendere meglio i meccanismi di connessione tra la fisiologia e la guarigione.

Alessia Beltramme

Alessia Beltramme è nata a Roma il 14.10.1978.
Diplomatasi in Fisioterapia presso la Facoltà di Medicina e Chirurgia della Sapienza di Roma nel 2001, ha prestato servizio in terapia intensiva nel periodo compreso tra il 2001 e il 2008, contemporaneamente ha proseguito I suoi studi conseguendo il diploma di osteopatia presso il C.S.O. Attualmente pratica attività privata e insegna Osteopatia Cranica presso Il C.S.O.T. di Roma.

Bibliografia

1. Alfred Tomatis, La notte uterina, la vita prima della nascita e il suo universo sonoro. Ed. Red
2. Erich Blechschmidt, Come inizia la vita Umana, Dall’uovo all’embrione. Futura Publishing society