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La sfida della complessità.

Nuova edizione

 

Recensione di Francesca Romana Motzo

31 Maggio 2021

“Unite ciò che ciò che concorda e ciò che discorda, ciò che è in armonia e ciò che è in disaccordo.”  Eraclito

“…poiché la concordia e la discordia formano il tessuto del complexus.”  E. Morin

Scegliere nuovamente di parlarvi di complessità, significa condividere, con chi avrà il piacere di leggere questa recensione, il mio interesse e desiderio di approfondimento verso la dimensione complessa, intesa non più nella sua accezione semplicistica e negativa, bensì in quella che rende possibile comprendere l’insieme di elementi considerati per la loro unicità, senza aver bisogno di omologarli, ricondurli ad una forma o legge universale, permettendo al pensiero di poter esplorare liberamente il territorio in cui si trova e permanere anche nella non-definizione… senza per questo perdersi.

Mi avvalgo di uno dei pensatori più illustri del Novecento, Edgar Morin, che in prossimità dei suoi cent’anni, ancora produce complessità e nutre un pensiero educativo antiriduzionista, capace di far “respirare a pieni polmoni”.

Il libro La sfida della complessità, è un’introduzione chiara ed immediata al pensiero del filosofo ed al tema del complesso; un testo che stimola l’interesse verso un nuovo modo di pensare che per l’autore non è altro che il preludio di un nuovo modo di insegnare.

Avendo a cuore l’educazione, concependola come strumento rivoluzionario, capace realmente di cambiare il mondo, ha già consegnato ad ogni possibile lettore, studioso e ricercatore, la sua eredità teorico-scientifica suddivisa sia nei sei volumi de Il Metodo, ma anche in migliaia e migliaia di pagine dei suoi testi, che stimolano costantemente un nuovo modo di intendere la realtà, l’immagine della realtà fuori di noi, la visione del mondo, il modo di organizzaare i saperi, la conoscenza, l’impostazione delle varie discipline, l’orizzonte di senso generale in cui ci muoviamo.

Ma in questo contesto, ciò che crea un mio personale interesse, è poter definire una connesssione rigenerata col mondo complesso, per modellare una strategia di pensiero inclusiva, che porti ad un’autonomia ed indipendenza dello stesso, seppur basata sulla possibilità che emerga l’incompiutezza, il disordine e la non semplificazione.  Sembrerebbe apparentemente uno scenario ambiguo e non rassicurante dal quale bisogna allontanarsi, ancor più se si riflette sul fatto che noi proveniamo da un’educazione che iper-semplifica, che scarta tutto ciò che non rientra nello schema della riduzione, del determinismo, della decontestualizzazione.

Invece, ogni qual volta si tenta di ricondurre il tutto a leggi unirvesali, semplificando i sistemi e dunque consegnando una forma predefinita per ogni elemento vitale emerso, è proprio li che si perde l’insieme di sfumature che determinano l’unicità.

La dimensione complessa con la quale possiamo entrare in contatto, quella che ci avvolge, quella che ci attraversa, non necessita di essere ricondotta bensì accolta, per essere conosciuta e compresa o almeno tentare di farlo, col fine di sviluppare la propria capacità di pensiero complesso e riattingere alla conoscenza globale lasciando un margine d’apertura all’innovazione, all’imprevisto, alla scoperta continua.

Il riduzionismo, frutto consolidato di una Scienza che si è retta con le sue gambe fino al XX secolo, ma che poi è naturalmente entrata in crisi per via dell’iper-produzione dei suoi stessi effetti, determina che si può conoscere realmente tutto ciò che è misurabile, quantificabile, formalizzabile , condannando a morte ogni concetto che non può essere tradotto attraverso una misura.

Quante volte come educatori o insegnanti, ci siamo trovati a dover interagire con una tale situazione?

Mi sono chiesta molte volte se il passo da compiere fosse approfondire la difficoltà oppure modificare il punto di vista.

Forse, è nel momento in cui rimettiamo in questione quelle che crediamo le nostre certezze, che uno spazio di accoglienza inizia a crearsi per un’alterità non prevista.

La mia complessità è esplosa, nel momento in cui ci siamo ritrovati completamente immersi in una situazione socio-globale, che di certezze ne ha dispensato ben poche e che di tutto quello che fino a quel momento rispondeva ad una misura, non ci ha più corrisposto.  Permanere nella complessità talmente a lungo, che il suo significato epistemologico, in uso per tutti, ha iniziato a non avere più senso.  La necessità di trovare un nuovo senso e non solo nella sfera personale, ma anche in quella comunitaria ed ancor più in quella etico-professionale, ha rappresantato la mia motivazione.

La capacità di stare, di osservare, di sentire, percepire e pensare in modo complesso è una competenza che pian piano tutti dovremmo acquisire per non continuare a sentirci alienati in un mondo contemporaneo che del suo stato mutabile, ne ha fatto uno stargate.

Questo testo, benchè complesso, risulta di facile e chiara lettura grazie alla sua struttura che in 24 punti, espone un panorama esaustivo sul tema, lasciando al lettore tutte le coordinate necessarie per compiere questo viaggio verso una maggiore comprensione della complessità e del suo reale valore. Da qui, le possibilità di approfondire sono molteplici, sia con l’autore stesso che con altri, che attraverso una palese urgenza, hanno fatto di questa ricerca la risposta sociale, morale ed etica, necessaria per il mondo di oggi e per quello di domani.

 

Proseguo, giocando con la mappa dei ventiquattro punti e scegliendone tre a me cari in questa precisa sequenza: 14 – 6 – 11

14 La breccia/apertura godeliana

L’intuizione può non essere necessariamente subordinata alla logica e dunque riassorbita dalla stessa all’interno di un’assioma?  Nella prima metà del secolo scorso, questo tema è stato fonte di movimenti viscerali e contrasti decisi tra i pensatori più reazionari e quelli determinati ad attivare un cambiamento radicale, a fronte di continue contraddizioni ed incertezze.  Una breccia è riuscita ad aprirsi nel momento in cui si è affermato che quella che fino ad all’ora era una teoria assoluta risultava ora impossibile da dimostrare; siamo nel 1931 e Godel metterà un punto zero a quello che diverrà un susseguirsi di teoremi che non solo allargheranno la falla ma costruiranno lo scenario nel quale oggi siamo immersi.  Le Scienze scientifiche, in balia di questa trasformazione, esondano con i loro effetti in quelle umanistiche, mettendo il mondo, all’interno del quale l’essere umano vive, in una dinamica di riconnessione delgli elementi tutti, fino a quel momento parcellizzati, misurati e formalizzati.

6 La crisi della conoscenza semplificante

La semplificazione, benchè egemoniaca fin dalla nascita delle Scienze, entra in crisi nel XX secolo, a causa dei suoi stessi progressi che determinano a loro volta due rivoluzioni.  La prima riguarda l’ambito della fisica e mette in fortissima discussione il concetto di ordine, separabilità, riduzione e logica, rimanendo però incompiuta.  La seconda, evidenzia la forte necissità di Scienze sistemiche che, anziché parcellizzare, accorpino discipline anche molto diverse tra loro, per meglio corrispondere ad una realtà decisamente complessa. Vengono fatti vacillare i pilastri fino a quel momento indiscutibili ed il disordine, la non -separabilità, la non riducibilità e l’incertezza della logica, iniziano a prendere sempre più spazio ed a creare profonde riflessioni in merito ad una nuova visione della realtà e degli elementi che la compongono… esseri umani compresi.

11 La comparsa delle contraddizioni, delle incertezze, delle indecibilità logiche

Cosa accadrebbe se comparisse una netta frattura tra logica e mondo oggettivo?  Un mondo permeato dal razionalismo, riconosce solo la Ragione scientifica che vede come sua regina la Fisica e come suo regno sovrano, la Matematica.  Ma negli anni ’20 ha iniziato ad insinuarsi l’incertezza e la contraddizione, in quello che appariva un pilastro della Scienza, icrollabile ed intoccabile, creando brecce per un nuovo pensiero che pian piano ha restituito una mutazione ancora in atto.

 

Infine concludo con una mia personale riflessione che mi porta a connettere il mondo del complesso con una delle realtà che abitualmente abito a livello professionale: l’inizio della vita in ambito musicoterapeutico e di supporto alla neo-genitorialità e didattico con uno sguardo attento alla contemporaneità. Attraverso questo nuovo senso di connessione, tento di non confondere la conoscenza e la competenza con le certezze assolute, soprattutto se penso alle modalità operative da mettere in campo, che altro non riguardano che la relazione tra esseri umani e l’anelito di una crescita armoniosa e rispettosa dell’unicità, per tutti.  

E se la mente e l’anima non possono più essere scissi, almeno fino a questo punto del disordine complesso, vado verso una rimessa in questione che mi porti a sperimentare con gli strumenti che posseggo e con quelli che otterrò, perchè il saper essere possa svilupparsi creando un saper fare il più etico possibile.

La sfida della complessità, mi è sembrata dunque, una lettura/studio necessaria ed importante, oggi più che mai, per ogni educatore e/o insegnante, non tanto per un utilizzo immediato ognuna-o nel proprio ambito, bensì come un moto che generi un nuovo modo di intendere la realtà, di organizzaare i saperi, la conoscenza, l’impostazione delle varie discipline, l’orizzonte di senso generale in cui ci muoviamo.

 

La sfida della complessità – nuova edizione” Editoriale Le Lettere Firenze – Ristampa 2021 (pagg.79)

 

Edgar Morin (Parigi 1921)

E’ il più autorevole teorico della Complessità.

Il suo pensiero, consegnato ai sei volumi del Metodo e a migliaia di altre pagine , ha raggiunto una dimensione planetaria.

I suoi libri sono stati tradotti in tutte le lingue colte.

Le sue proposte educative hanno trovato concreta reaizzazione nella “Multiversidad Mundo Real” di Hermosillo in Messico.

L’UNESCO gli ha intestato una cattedra itinerante.

Suo obiettivo è l’integrazione tra ambito naturale, ambito biologico e ambito sociale. Attore indispensabile di essa è il Soggetto, inteso finalmente come “uomo intero”, sapiens e demens, contemplativo ed attivo.