Mercoledì 9 novembre 2011 novembre 2011

Cagliari Centro Culturale Il Ghetto ore 21

Festival Spaziomusica 2011 (30° Edizione)

Trio d’archi di Cagliari

Attilio Motzo, violino

Dimitri Mattu, viola

Oscar Piastrelloni, violoncello

Ludvig van Beethoven – Serenata in Re maggiore op. 8

Marcia – Allegro
Adagio
Menuetto – Allegretto
Adagio – Scherzo (Allegro molto) – Adagio – Allegro molto – Adagio
Allegretto alla Polacca
Thema con Variazioni (Andante quasi Allegretto) – Allegro – Tempo I
Marcia – Allegro

Marcello PuscedduTresi (2010)

Ernö von DohnányiSerenata op. 10

1 Marcia – Allegro
2 Romanza – Adagio non troppo, quasi Andante
3 Scherzo – Vivace
4 Tema con variazioni – Andante con moto – Poco più animato – Più adagio
5 Rondo (Finale) – Allegro vivace

NOTE DI SALA

La prima composizione di Beethoven per Trio d’archi, pubblicata nel 1796 come Opus 3, giace stilisticamente nel confine tra la musica di grande qualità ma di natura transitoria, concepita col mero intento dell’intrattenimento, e il lavoro pensato autonomamente che per la profondità dei contenuti rivendica una posizione di  maggior rilievo. Molti commentatori rilevano che con il Divertimento per Trio d’archi in Mib magg. K 563 Mozart sia riuscito a soddisfare entrambi gli intenti. Oltre alle similitudini di tonalità, alla disposizione dei movimenti e alle reminiscenze tematiche, è nei fatti che rispetto alla media superficialità delle composizioni per trio d’archi conosciute fino ad allora Beethoven evidentemente riconosceva la maggior profondità del capolavoro di Mozart, e grazie al risultato del suo illustre predecessore tentò di portare avanti questo processo.

Disconoscendo e accantonando temporaneamente gli intenti avanguardistici, Beethoven scrisse la Serenata op. 8 in uno stile pienamente in linea con la tradizione, sebbene non scevro da tratti di originalità. Ad esempio, mentre la Serenata comincia e termina con la marcia di prammatica, la concatenazione dei movimenti interni è piuttosto anticonvenzionale. Nel terzo movimento Beethoven tenta nuovamente di combinare le caratteristiche di un movimento lento con quelle di uno Scherzo, in quest’occasione tramite successive apparizioni di sezioni molto contrastanti (lo stesso principio fu successivamente adottato nel Quartetto op. 18 n. 2 in Sol magg.). Non figura un ultimo movimento in forma Sonata, e il consueto Rondo finale è rimpiazzato – in un punto precedente della composizione – da una Polacca in forma di Rondo. Da un punto di vista compositivo questa Serenata consiste in una serie di pezzi che sono, armonicamente, ritmicamente e strutturalmente non complicati, e sono scritti in un linguaggio musicale universalmente comprensibile.

Ernö Dohnányi diventò una delle figure di spicco nel panorama musicale del suo Paese, quando l’Ungheria conquistò l’indipendenza dopo il collasso dell’Impero austriaco nel 1918. Nato nell’antica capitale Magiara di Pressburg (Poszόnyi, l’odierna capitale della Slovacchia Bratislava), era meglio conosciuto internazionalmente come Ernst von Dohnányi. Era inoltre principalmente noto come gran virtuoso di pianoforte, sebbene alcune sue composizioni, quali le Variations on a Nursery Rhyme per pianoforte e orchestra e la Suite Ruralia Hungarica, raggiunsero fama mondiale. Il giovane Dohnányi crebbe artisticamente sotto l’influenza della cultura musicale austro-germanica, di cui Brahms era la figura dominante, ma ugualmente conscio della tradizione Ungherese coltivata da Liszt.

Uno dei primi lavori in cui Dohnányi sente di aver raggiunto un linguaggio musicale personale e bilanciato, lasciando dietro di sé le influenze tardo-Romantiche, è la Serenata per Trio d’archi in Do magg. op. 10, composta nel 1902 durante una tournée a Londra e a Vienna e ivi suonata per la prima volta due anni dopo. Composta di cinque movimenti, con l’iniziale Marcia e una Romanza, il lavoro segue il filo della tradizione della Serenata ottocentesca, così come sviluppata da Brahms e Robert Fuchs. Veramente l’esempio di Brahms, che aveva attivamente incoraggiato il giovane Dohnányi, si può intuire in vari punti, ma la stringatezza della forma e l’asciuttezza nell’uso dei mezzi sono indicatrici di una nuova sensibilità nel modo di comporre. Sono anche presenti allusioni alla genuina musica tradizionale ungherese che saranno presto esplorate e catalogate dai suoi più giovani colleghi Bartόk e Kodály, che metteranno così a punto nuove inflessioni modali nelle scelte armoniche.

Le atmosfere ungheresi sono già evidenti nella frizzante Marcia d’apertura, il cui secondo tema, affidato al violoncello in dialogo col violino, al tempo stesso passionale e “prepotente”, ha un carattere Magiaro- esotico. Nei fatti molti dei movimenti rimanenti nascono dagli spunti della Marcia con una veste più o meno sublimata. La Romanza, con la sua lunga, armoniosa ed evocativa melodia d’inflessione ungherese affidata alla viola e al violino nelle reminiscenze, è presentata in una tessitura chiara e raggiunge un appassionato climax, anticipatore della musica di Zoltán Kodály. Dohnányi in seguito arrangerà questo movimento di forma ternaria per orchestra d’archi, ma è nella versione per Trio d’archi che possiamo avere la percezione della ricchezza strutturale della sezione centrale, un appassionato dialogo tra violino e violoncello accompagnato in maniera semplice da arpeggi di viola. Il cuore della composizione è lo Scherzo, vigoroso e scritto di getto, che presenta aspetti della piena forma Sonata ed è rimarchevole per i ritmi irregolari, il rapido contrappunto e gli abili inserti fugati che sono sovrapposti nella sezione finale. Il quarto movimento è un succedersi di quattro variazioni su un tema corale (esso stesso una variazione del secondo tema Magiaro della Marcia) che evoca un liricismo già Schubertiano. Il Rondo finale è forse il movimento più Brahmsiano nel carattere. Verso la conclusione il sonoro tema Magiaro del primo movimento riappare inaspettatamente nella sua forma originale, col solo scambio d’entrata degli strumenti, riuscendo a rilegare in una soddisfacente unità strutturale l’intera composizione, sebbene la lucentezza formale della fine in Do maggiore è intaccata dal grido melanconico della melodia.

Oscar Piastrelloni

Bio

Il Trio d’archi di Cagliari si è formato nel 2004 grazie all’incontro di tre musicisti-colleghi del Conservatorio di Musica Giovanni Pierluigi da Palestrina di Cagliari.

Il violinista Attilio Motzo, il violista Dimitri Mattu e il violoncellista Oscar Piastrelloni hanno fatto confluire in questa formazione da camera le loro esperienze decennali che li hanno visti impegnati in tutti i repertori, dalla musica del Seicento alla collaborazione con alcuni tra i più importanti rappresentanti contemporanei. Tra questi citiamo Berio, Sciarrino, Oppo, Francesconi, Ambrosini, Kagel, Ligeti, Henze, Penderecki.

Attilio Motzo

Diplomatosi con il massimo dei voti e la lode sotto la guida di Renato Giangrandi presso il Conservatorio “G. Pierluigi da Palestrina“ di Cagliari, ha seguito i corsi di perfezionamento dell’Accademia Chigiana di Siena con Salvatore Accardo e Franco Gulli. Con il Quartetto Karalis ha frequentato i corsi di Quartetto con Piero Farulli presso la Scuola di Musica di Fiesole e all’Accademia Chigiana di Siena ottenendo il diploma di merito. Ancora presso la Scuola di Musica di Fiesole, ha frequentato i corsi di perfezionamento del Quartetto Borodin e del Quartetto Smetana. Ha collaborato per molti anni, soprattutto in qualità di primo violino, con le più svariate formazioni cameristiche e orchestrali quali Spazio Musica di Cagliari, Il Festival ‘900 di Trento, L’ associazione CARME di Milano, L’Orchestra del Teatro Comunale di Firenze, L’Orchestra Internazionale d’ Italia, la Nuova Orchestra Italiana, L’ Accademia del ‘700 Italiano, l’Orchestra da Camera di Mantova etc.

Dal 1984 si dedica alla musica barocca e classica con strumenti originali. Ha fatto parte dell’Orchestra Barocca Italiana, Accademia del ‘700 italiano, Modo Antiquo, Academia Montis Regalis, Ensemble Baroque de Limoges, Concert des Nations, Ensemble Cristofori, Ensemble l’Apotheose. Dal 1990 al 2000 è stato membro stabile dell’Orchestre Des Champs Elysées e del Collegium Vocale di Gent diretta da Philippe Herreweghe partecipando a tournée in tutta Europa, Giappone, Stati Uniti, Hong Kong, Cina. Ha svolto una intensissima attività concertistica sotto la direzione di personalità di spicco nel panorama della musica barocca come Sigiswald Kuijken, Bartold Kuijken, Ton Koopman, Christophe Coin, Jordi Savall, Luigi Mangiocavallo, Christopher Hogwood, Jos van Immersel, Arthur Schoonderwoerd. Attualmente collabora, nel ruolo di primo violino, con l’Orchestra Filharmonica de Galicia, Les Talens Lyriques di Christophe Rousset e, in qualità anche di direttore, con la Sinfonietta del Teatro Lirico di Cagliari e dell’Ensemble Karalis da lui fondato.

E’ primo violino dell’Orchestra Euromediterranea. Collabora con la JONC (Jove Orquestra Nacional de Catalunya) in qualità di preparatore tecnico della sezione dei violini.

Docente della cattedra di violino dal 1979, insegna presso il Conservatorio di Musica “G.P.da Palestrina” di Cagliari. Dal 2005 è docente presso i Corsi Internazionali di Musica di Carloforte Ultimo impegno è stato la registrazione delle Sonate e Partite di Bach per violino solo, pubblicate dalla casa discografica Inviolata.

E’ anche docente della cattedra di Violino Barocco per il triennio di Strumenti Antichi presso il Conservatorio di Musica “G.P.daPalestrina” di Cagliari.
Violinista del Trio d’archi di Cagliari dalla sua fondazione, con il quale, oltre alla intensa attività concertistica, ha registrato le Serenate op. 8 e 25 di Beethoven con il flautista Enrico Di Felice.

Dimitri Mattu

Dimitri Mattu, ha studiato viola e quartetto d’archi con Piero Farulli alla Scuola di Musica di Fiesole dove si è inoltre perfezionato nella musica da camera con Renato Zanettovich e Amedeo Baldovino e ha approfondito il repertorio contemporaneo del suo strumento con Aldo Bennici.

Nel 1983 si è diplomato presso il Conservatorio Benedetto Marcello di Venezia e subito, invitato dal suo maestro, comincia l’attività didattica tenendo una classe di viola nella Scuola di Musica di Fiesole fino al 1995.

Dal 1985 al 1997, come vincitore di concorso, diventa membro stabile dell’Orchestra della Toscana con cui già collaborava dal 1981, affrontando un vasto repertorio che spazia dalla musica barocca, sotto la guida di direttori quali Roger Norrington, Renè Clemencic, Frans Brüggen, fino alla musica del ‘900 e contemporanea sotto la direzione di Rudolf Barshai, Lev Markiz, Mario Gusella, Gianluigi Gelmetti, Bruno Bartoletti, Gianandrea Gavazzeni, Hans Graf, Luciano Berio ecc. Fino al 1997 ha inoltre fatto parte del complesso cameristico “I Solisti dell’ORT”,  suonando la viola e la viola d’amore, partecipando a prestigiose stagioni di musica da camera, come le Serate Musicali di Milano e il Festival di Spoleto.

Ha collaborato come prima viola con l’Orchestra della Toscana, l’Orchestra Internazionale d’Italia, l’Orchestra del Teatro Lirico di Cagliari, L’Orchestra Sinfonica Abruzzese e l’Orchestra dell’Ente Marialisa De Carolis di Sassari, formazioni orchestrali con le quali ha partecipato a numerose tournée in Italia, Francia, Spagna, Austria, Germania, Argentina, Brasile, Cina, Giappone.

Dal 1995 e’ titolare di una cattedra di viola al Conservatorio G.Pierluigi da Palestrina di Cagliari.    Affianca all’attività didattica un’intensa attività cameristica in diverse formazioni, in particolare col “Trio d’Archi di Cagliari” e in duo con la pianista Angela Oliviero con la quale ha recentemente registrato per “Inviolata” un cd con musiche di Schubert, Mendelssohn e Schumann.

Ha collaborato con diversi gruppi cameristici tra cui il Nuovo Quartetto Italiano, il Quartetto Diagonal di Linz,  l’Orchestra da Camera di Bologna con la quale ha effettuato registrazioni televisive per la RAI, l’Ensemble  Harmoniemusik col quale, in veste di solista, ha partecipato a incisioni di musiche del ‘900 per la Edipan. Ha partecipato a importanti stagioni di musica da camera come l’Estate Fiesolana, il Festival di Camogli, i concerti della Sala Bossi di Bologna, Sala Verdi di Milano, la stagione di musica da camera dell’ Istituto Italiano di Cultura a Buenos Aires ecc. Ha preso parte a numerose incisioni per case discografiche come Europa, Frequenz, Arts, Edipan, Bongiovanni, Dynamic, Emi e televisive per la RAI.

Dal 2005, nel periodo estivo, tiene numerosi corsi di perfezionamento di viola e musica da camera.

Oscar Piastrelloni

Ha studiato violoncello al Conservatorio “G.B.Martini” di Bologna nella classe di Giorgio Sassi, ultimo allievo di Camillo Oblach. Ha poi proseguito gli studi presso il Conservatorio “G.Verdi” di Milano e successivamente all’Accademia Internazionale “W.Stauffer” di Cremona con Rocco Filippini, che in seguito esprimerà una preferenza nei suoi confronti per la successione alla sua Cattedra presso il Conservatorio di Milano. Studierà in seguito con Franco Maggio Ormezowsky.

Come solista o camerista ha suonato il Concerto di Dvořák in una tournée in Italia dell’Orchestra Sinfonica “J. Pzn. Sweelinck” di Amsterdam, alla Stagione del Deutsches Museum a Monaco di Baviera, ha preso parte ad una tournée in Giappone col Trio d’archi del “Ludwig Ensemble” ripresa dalla NHK (televisione nazionale giapponese); ha effettuato varie registrazioni diffuse dalla RAI radiotre tra le quali il Concerto per violoncello di Respighi (prima registrazione assoluta); dello stesso autore ha inciso brani da solista per l’etichetta “Bongiovanni”.  E’ fondatore, insieme ad Attilio Motzo e Dimitri Mattu, del Trio d’archi di Cagliari col quale ha inciso per l’etichetta “Inviolata”.

Ha collaborato con l'”Ensemble Contemporaneo” e i “Filarmonici” del Teatro Comunale a Bologna, a Roma con l’ “Oratorio del Gonfalone” e con i successori dei “Virtuosi di Roma” con i quali ha suonato alla Tokyo Opera City Concert Hall e la Yokohama Minato Mirai Hall. Ha suonato inoltre alla Rassegna internazionale “Aterforum” a Ferrara, al Ravenna Festival, al Rossini Festival di Pesaro, al Festival delle Nazioni di Città di Castello, al Festival Pontino, alla celebre Associazione concertistica “Tartini” a Roma e ai Festival di Carloforte, Positano e La Maddalena tra gli altri al fianco di Leon Spïrer, Pierre Amoyal, Thomas Christian, Fabrice Pierre, Thomasz Thomaszewski, Rocco Filippini.

Ha collaborato come primo violoncello con varie Orchestre tra le quali quella Sinfonica della RAI di Torino, del Teatro Lirico di Cagliari, della Repubblica di San Marino, del Teatro di Sassari, dell’Orchestra Euromediterranea, l’Orchestra Sinfonica di Sanremo, l’OCF di Ferrara.

Tra i vincitori del Concorso Ordinario a Cattedre nei Conservatori, insegna violoncello presso il Conservatorio “G.P. da Palestrina” a Cagliari ove è consigliere accademico dal 2009 ed è stato invitato a tenere Masterclass di violoncello presso gli “Incontri Musicali Internazionali” di Carloforte, l’Accademia Internazionale Euromediterranea a La Maddalena e al Festival Internazionale ICMC a Positano e Shanghai.

Suona un violoncello fatto da Raffaele Fiorini a Bologna nel 1894 e una sua copia realizzata da Francesco Dalla Quercia a Bosa nel 2010.